Il popolo sovrano ha abdicato

Prendo in prestito lo stesso titolo che Marcello Veneziani ha usato nell’intitolare l’articolo in basso illustrato con il quale descrive le volontà che il Popolo Sovrano ha voluto esprimere con il non voto siciliano.

Tale importantissima protesta manifesta chiaramente  …..

il discredito che i cittadini hanno nei confronti dei politici italiani.

Come biasimarli? Se ci troviamo in questa situazione è essenzialmente per causa loro, per il loro non essere capaci di pensare ed attuare nuove opportunità per il Paese che siano in grado di invertire o limitare il più possibile l’avanzare dell’ormai diffuso stato di impoverimento collettivo.

Visto quanto hanno voluto silenziosamente urlare i cittadini di una delle più belle isole italiane, è chiaro che per tutti i politici non c’è più alcuna opportunità per redimersi dal giudizio negativo derivante dai tanti disastri causati.

Ora, per non contribuire ulteriormente a togliere al Popolo Italiano quel poco di sovranità che gli resta, questi signori sono chiamati a fare l’unica azione in grado di ridare credito a quella politica che li ha ampiamente nutriti: lasciare le proprie poltrone.

Anche se questo invito, auspicato da tutti, non avverrà, chiedo agli Italiani di non cadere nello sconforto e di reagire. Immaginando di essere caduti ci si deve rialzare: magari con l’aiuto di qualcuno, magari con l’aiuto dei giovani?

Non andare a votare significa arrendersi, significa non voler più lottare, significa dargliela vinta. Si perché, anche con pochi elettori, questi signori continueranno ad essere eletti e, paradossalmente, in questo modo saranno sempre avvantaggiati. Questo non dobbiamo permetterlo.

La soluzione? Le nuove generazioni. In ogni caso non potranno far peggio.

C’è un mondo generazionale che non aspetta altro che poter dimostrare il proprio valore. L’opportunità gli va data e, chissà che non sappia far meglio!

  

Il popolo sovrano ha abdicato

di Marcello Veneziani – pubblicato sul quotidiano “il Giornale” del 31 ottobre 2012

Noi popolo sovrano della Repubblica Italiana abbiamo deciso di abdicare lasciando la sovranità a ignoti.

Con decisione maggioritaria, e dunque democratica, abbiamo rinunciato al nostro diritto sancito dalla Costituzione di eleggere, attraverso l’esercizio del voto, un Parlamento e quindi un Governo.

Abbiamo scelto come prova generale e laboratorio nazionale della nostra abdicazione la Sicilia, la dove comincia l’Italia e la dove partì con lo sbarco americano la liberazione del Paese.

Per la prima volta nella storia della Repubblica la maggioranza assoluta di noi elettori non è andata a votare, il residuo voto ha premiato come primo partito un movimento di protesta radicale e i restanti spiccioli si disperdono in liste tra loro in componibili. In questo modo abbiamo ricusato il diritto di voto e dichiarata estinte e rigettata la democrazia.

Il voto è stato un puro spettacolo fine a se stesso, una giostra che prescinde completamente da chi dovrà poi governare, non avendo i numeri. Le motivazioni della nostra abdicazione non si possono sbrigare con lo stato di salute di noi sovrani. In effetti la nostra salute psicofisica, soprattutto mentale, versa in uno stato depressivo preoccupante. Ma è la totale sfiducia nel voto, nei partiti politici e anche nei loro surrogati, come i tecnici, a indurci a questo atto.

Non abdichiamo in favore di nessuno, non riconosciamo eredi, tutori o curatori. Anarchia, scioglimento o dominazione straniera, fate voi.

Lasciamo il Paese incustodito e restituiamo la democrazia come un ordigno al Dio Ignoto. 

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