06Per la realizzazione di orti urbani nella città di Cassino (Fr)

Cos’è un orto urbano

“Si definiscono orti urbani i piccoli appezzamenti di terra per la coltivazione ad uso domestico,eventualmente aggregati in colonie organizzate unitariamente”. Così il comune di Bologna definisce nel suo regolamento urbanistico gli orti urbani. Al di là di questa definizione urbanistica, l’esperienza degli orti urbani in Italia ed in Europa, insegna che questi “piccoli appezzamenti di terra” possono avere un elevatissimo valore non solo urbanistico, ma anche sociale, ambientale e perfino terapeutico. Questa pratica è ormai diffusissima in paesi come la Francia e la Germania e perfino la first lady americana Michelle Obama ha lodato il lavoro dei community garden, gli orti comunitari di quartiere che interrompono la monotonia del cemento e “forniscono frutta e verdura a tante comunità del nostro paese e nel mondo. Quando il cibo viene cresciuto localmente, ha anche un sapore migliore“.

Anche in Italia moltissimi Comuni del centro-nord hanno istituito degli orti urbani, e questa prassi comincia a diffondersi anche nel sud. Secondo uno studio di Coldiretti (su dati ISTAT) quasi quattro italiani (37%) su dieci dedicano parte del loro tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto dove raccogliere frutta, ortaggi o piante aromatiche da portare in tavola, come misura antistress, per passione o anche solo per gratificazione personale. Ben organizzati, ordinati e decisamente floridi, gli orti odierni, non hanno nulla a che vedere con gli orticelli coltivati dai nostri nonni. Non offrono infatti solo prodotti, ma anche svago e relax dalla frenesia quotidiana. Pare infatti che, zappare faccia davvero bene. Secondo uno studio dell’Università di Uppsala in Svezia, pubblicato sul British Medical Journal chi fa giardinaggio guadagna circa un anno di vita rispetto chi rimane inattivo. I vantaggi nel promuovere gli orti urbani sono quindi evidenti e numerosi, ed una buona politica a livello comunale al riguardo potrebbe amplificarne gli effetti positivi non solo sul piano individuale ma anche a livello sociale e comunitario.

Breve storia degli orti urbani

Fino all’epoca pre-industriale si può dire che ad ogni fase di crescita urbana si sia accompagnata una proporzionata crescita del patrimonio verde e dei campi a coltura. Gli orti erano piuttosto comuni in tutte le grandi città, ad esempio Roma manteneva un aspetto paesano ancora alla fine del XIX secolo. In Italia il minimo storico della coltivazione amatoriale dell’orto è stato raggiunto negli anni Sessanta e Settanta. La coltivazione di orti all’interno delle città era una vera anomalia; l’orto in città divenne simbolo di una condizione sociale ed economica inferiore, un elemento di degrado paesaggistico. Come i picchi minimi del numero di orti urbani sono collocabili nei venti anni di boom economico successivo al Secondo Dopoguerra, la rinascita dell’interesse per la coltivazione dell’orto coincide con la crisi economica che ha colpito l’Europa a partire dagli anni Ottanta. Ma alla base della coltivazione amatoriale dell’orto in tempi attuali non è tanto la necessità di fare economia quanto il desiderio di “sapere cosa si mangia”. È proprio di questi ultimi venti anni una rinascita di una vecchia istituzione, quella degli “orti senza casa”, cioè di orti allocati all’interno del tessuto urbano, che non appartengano a chi li coltiva, ma proprietà di associazioni o delle amministrazioni comunali ed assegnati a coltivatori non professionisti. Il fenomeno nasce a Lipsia, in Germania, verso la metà del XIX secolo, con i kleingarten riservati ai bambini, ma trova il suo aspetto più interessante nei jardins ouvriers (giardini operai) francesi nati alla fine dell’Ottocento dall’attività di Monsignor Jules Lemire. Egli fu non solo uomo di chiesa, ma anche professore e uomo politico di grande statura. Durante i suoi trentacinque anni di mandato alla Camera dei Deputati ottenne molte riforme per la protezione per gli operai e i lavoratori. Nel 1896 fondò la Ligue Française du Coin de Terre e du Foyer (divenuta in seguito Fédération Nationale des Jardins Familiaux-FNJP), che aveva come scopo quello di favorire l’accesso degli operai alla proprietà della casa. L’intento di Monsignor Lemire non era unicamente materiale, ma anche morale: coltivare l’orto era non solo una risorsa economica ed alimentare, ma anche un modo sano e retto di passare il proprio tempo libero in compagnia della propria famiglia, a contatto con la natura e al riparo della tentazione dell’ alcolismo, allora molto diffuso. La filosofia del jardin ouvrier è sintetizzata nel famoso motto dello stesso Lemire: “Il giardino è il mezzo, la famiglia è lo scopo”. Nei trent’anni del boom economico successivo al Secondo Dopoguerra i jardins ouvriers vissero un periodo di declino, segnato da trascuratezza e disordine. Ma già a partire dagli anni Ottanta si assistette ad una rinascita, prodotta principalmente dall’interesse e dalla collaborazione delle autorità, locali e nazionali. Oggi la FNJP federa più di 200 associazioni di giardinaggio, assicurando una gestione decentralizzata degli orti in 50 comitati che raggruppano circa 6.000 associati e gestendo direttamente circa 3.000 lotti di terra. In Italia il Fascismo aveva promosso l’iniziativa dell’orticello di guerra, nel quadro della battaglia del grano e della ruralizzazione degli italiani che Mussolini perseguiva. Negli anni Trenta anche l’America conosceva l’esperienza dei relief gardens (orti di soccorso) e durante la Seconda Guerra Mondiale quella dei victory gardens. Dopo la Guerra gli orti urbani subirono un declino, fino ai primi community gardens che nacquero intorno agli anni Settanta, nel corso dei quali alcuni gruppi di cittadini, recuperarono zone abbandonate a se stesse, degradate e fatiscenti, per riportarle a nuova vita. In questa seconda fase c’è una maggiore diversificazione dei beneficiari dell’orto, non solo operai e gente di basso ceto, ma anche impiegati, insegnanti, e professionisti. L’Italia, oltre la parentesi fascista, non ha una storia associativa riguardo agli orti urbani. Dagli scorsi anni però si sta assistendo ad un cospicuo aumento delle iniziative di orticultura urbana promosse da enti municipali e associazioni di promozione sociale. Si tratta in genere di piccoli lotti di terreno (tra i 40 e i 65 mq.) di proprietà comunale o provinciale da adibire ad orti e giardinaggio ricreativo ed assegnati in comodato ai cittadini richiedenti. Le coltivazioni non hanno scopo di lucro e forniscono prodotti destinati al consumo familiare. Tra le esperienze italiane promosse finora ci sono quelle delle Amministrazioni Comunali di: Alba (Cn), Bologna, Firenze, Genova, Livorno, Milano, Buccinasco (Mi), Bresso (Mi), Cinisello Balsamo(Mi), Lacchiarella (Mi), Muggiò (Mi), Peschiera Borromeo (Mi), Vedano al Lambro (Mi), Napoli, Padova, Palermo, Pesaro, Pisa, Rimini, Roma, Savona, Torino, Chivasso (To), Grugliasco (To), Orbassano (To), Rivoli (To), Saronno (Va), Settimo Torinese (To),Treviso,Eboli (Pa) e molte altre.

6 buone ragioni per promuovere l’orticoltura urbana (rete “les jardin dans tous ses etats)

  1. C’è una forte domanda, ed è in costante aumento: Ormai i modi di fare orticoltura si sono evoluti e con essi il desiderio da parte dei cittadini di condividere il proprio tempo con altre persone per ritrovare le proprie radici, avere un’alimentazione più sana, instaurare nuove relazioni sociali.
  2. Un luogo dove riscoprire le relazioni sociali e civili: In numerosi gruppi di orticultura,la terra diviene occasione per scambiarsi dei doni, imparare reciprocamente, aiutare gli altri nei lavori, che consolidano in prima battuta la sfera familiare. Gli orticoltori sono così stimolati a riconoscersi quali membri di una stessa comunità. In seguito tale relazione si evolve verso una sociabilità allargata tra etnie e tra generazioni differenti. I giovani sperimentano in prima persona il valore del lavoro, il senso di responsabilità riguadagna terreno, dai recinti degli orti fino al cuore dei quartieri.
  3. Una “tredicesima” dell’orto: La creazione di ricchezza diretta per il beneficiario di un appezzamento di terreno non è una favola, specialmente se si tratta di nuclei familiari modesti. Alcuni ricercatori hanno calcolato che il reddito complementare derivato dall’autoproduzione equivale, per alcuni, ad una tredicesima. Tale economia non ha certamente impatto sul PIL, sebbene essa è fra quelle che donano valore e grandezza ai gesti di numerose persone, che gli indicatori di crescita economica non tengono in considerazione.
  4. Una partecipazione economica al miglioramento dell’ambiente urbano: A Bruxelles, Strasburgo o Lilla, gli spazi orticoli sono parte integrante del verde pubblico, contribuendo ad abbassare i costi di manutenzione: abbattimento dei costi di potatura e taglio dell’erba, razionalizzazione del consumo d’acqua (contrariamente all’irrigazione estensiva). Nelle città medio-piccole, gli orti contribuiscono a riqualificare dei luoghi abbandonati evitando alcune problematiche ad essi connessi (discariche abusive, mancanza di sicurezza etc…). Si teme forse il fenomeno delle “bidonvilles verdi”, ma l’esperienza insegna che utilizzando un processo partecipativo e definendo delle regole condivise, potranno essere suscitati il buonsenso e la responsabilità degli orticoltori.
  5. il vostro regalo per le generazioni future: Ecco un’idea semplice, “terra terra”, lasciare nelle nuove generazioni un ricordo degli anni migliori! Chi non si ricorda degli odori, delle carezze o delle piante nei giardini di papà, mamma o dei nonni? Un risveglio di sensi e di curiosità che permetterà ai bambini di conoscere direttamente il mondo vivente. Le giovani generazioni hanno il diritto di sperimentarlo.
  6. L’orto, un buon modo di contribuire allo sviluppo sostenibile: Pedagogici, terapeutici, agrobiologici, artistici, comunitari o d’inserimento, i giardini che oggi cercano posto nelle nostre città possono essere apprezzati per la trasversalità delle loro funzioni sociali. Essi donano il gusto di una vita migliore che vogliamo garantirci per il futuro.

Orti urbani a Cassino: perché realizzarli?

L’idea di istituire degli orti comunitari nel comune di Cassino, in base a quanto già esposto, sarebbe quantomeno da prendere seriamente in considerazione. L’istituzione di giardini condivisi potrebbe generare effetti positivi su diversi piani. In particolare, con la promozione degli orti urbani si punterebbe ai seguenti obiettivi:

  • Integrazione intergenerazionale all’interno di un ambiente condiviso e protetto.
  • Integrazione sociale di persone in situazione di esclusione attraverso la conquista dello status di “produttore” e la partecipazione agli scambi locali.
  • Sostegno economico alle famiglie indigenti, oltre al fatto di promuovere una migliore dieta alimentare presso coloro che non possono permettersi prodotti di qualità.
  • Recupero di aree abbandonate e/o dismesse.
  • Responsabilizzazione nei confronti dello spazio pubblico.
  • Stimolazione della solidarietà sociale.
  • Rafforzamento dell’unità familiare attraverso la condivisione di attività legate alla coltivazione degli orti.
  • Sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente ed alle pratiche di sviluppo sostenibile (ad es. compostaggio, riciclaggio, uso di fonti rinnovabili, risparmio d’acqua, filosofia del “Km zero”).
  • Possibilità di promuovere progetti riabilitativi e terapeutici (ortoterapia).
  • Possibilità di promuovere progetti didattici nei confronti delle scuole.

Orti urbani a Cassino: come?

I professionisti coinvolti nella realizzazione di questi spazi verranno visti come “facilitatori” evitando di sostituirsi ai diretti interessati. Il processo di realizzazione sarà un processo partecipativo del progetto e sarà quindi portato avanti dall’associazione “Verso il Futuro” che ha come principi statutari anche quello di voler promuovere la più ampia partecipazione possibile da parte dei cittadini alle attività di carattere sociale. Gli orti urbani troveranno posto su terreni comunali o provinciali. L’equipaggiamento dei lotti dovrà prevedere almeno:

  • una recinzione perimetrale
  • una rete d’irrigazione
  • una serie di capanni per gli attrezzi
  • un luogo riservato alla raccolta dei rifiuti ed al compostaggio
  • un luogo ad uso collettivo (con barbecue, tavoli, etc.) da riservare alla vita conviviale, con relativo ufficio per la gestione del giardino (container o casa in legno)
  • impianto di verde ornamentale (fiori, alberi, pergolati).

La gestione dei lotti dovrà prevedere almeno una persona di riferimento che avrà anche il ruolo di “animatore” occupandosi di facilitare la socializzazione degli orticoltori e di organizzare democraticamente la presa di decisioni collettive. Per far ciò verranno normalmente organizzate delle assemblee generali a cadenza regolare, in cui il ruolo dell’animatore sarà quello di coinvolgere e responsabilizzare gli orticoltori e far sì che gli orti comuni siano gestiti in maniera democratica. Inoltre, il compito dell’animatore sarà quello di organizzare, ad esempio con la collaborazione di un agronomo, corsi di formazione rivolti agli utenti degli orti, promuovere progetti con le scuole, sensibilizzare all’ecologia ed allo sviluppo sostenibile. Questa funzione di animazione sociale si deve combinare con un ruolo di consiglio di natura tecnica, in particolare per ciò che riguarda gli aspetti ecologici del giardinaggio. Il profilo necessario a ricoprire questo tipo di ruolo è quello di un lavoratore sociale con una formazione non necessariamente approfondita nell’orticoltura: il ruolo principale dell’animatore infatti, non è tanto quello di dare consigli di natura tecnica sulla gestione dell’orto, quanto quello di stimolare e favorire i processi di condivisione e socialità.

Orti urbani a Cassino: quale tipo?

Esistono diversi tipi di orti urbani. L’associazione americana Rebel Tomato (4) ne individua quattro tipologie:

  • Orti comunitari di prossimità: sono gli orti urbani più classici, in cui i lotti di terreno vengono affittati ad un’associazione o ai residenti di un quartiere perché essi possano coltivarvi fiori piante ed ortaggi. Gli obiettivi di tale tipo di orto sono formare la comunità, favorire la solidarietà tra i residenti, abbellire il quartiere e promuovere il benessere fisico e psichico degli abitanti.
  • Orti didattici: gli orti didattici sono un’altra forma di orto urbano molto diffusa. Trovano posto nelle scuole e possono essere considerate delle vere e proprie “classi all’aperto” per diverse materie come matematica, scienze, biologia, educazione alimentare etc. Naturalmente lo scopo primario di tale tipologia è la didattica, per cui l’orto può essere progettato a seconda del tipo di materia che si vuole insegnare al suo interno (ad esempio si possono introdurre specie animali per le lezioni di biologia).
  • Training imprenditoriale: i programmi di accompagnamento al lavoro per mezzo dell’orticoltura e del giardinaggio sono sempre più diffusi negli USA, come un nuovo approccio rispetto ai programmi tradizionali di avviamento al lavoro. Questo tipo di programma usa il giardinaggio e l’agricoltura urbana come un modo per aiutare i giovani e i disoccupati a fare esperienze di lavoro nel campo della trasformazione dei cibi. Esistono diversi tipi di programma, ma normalmente i partecipanti acquisiscono esperienza di tutti gli stadi della filiera produttiva della trasformazione dei cibi, dalla semina, al raccolto alla cura di un orto fino al marketing, packaging ed alla vendita di prodotti gastronomici derivati dall’orticoltura. La maggior parte dei programmi pagano i partecipanti con salari o una percentuale dei profitti, ed alcuni programmi affiancano anche una formazione riguardante le tecniche di colloquio, la scrittura di curriculum ed altre abilità generiche connesse al lavoro (5)
  • Programmi di tutoraggio: spesso tali programmi vengono confusi con i programmi imprenditoriali descritti sopra. In ogni caso i programmi di tutoraggio si focalizzano molto di più sull’aspetto del coinvolgimento e del potenziamento della comunità, per cui l’accompagnamento al lavoro può essere considerato in questo caso più come un mezzo che come un fine in se stesso. In questo senso, il coinvolgimento dei giovani ad esempio, è finalizzato all’interazione con la popolazione anziana, con i bambini o con i diversamente abili. Tali programmi possono inoltre avere obiettivi molto generali quali la sostenibilità ambientale o la solidarietà comunitaria (6).

Orti urbani a Cassino: dove?

E’ possibile realizzare orti urbani praticamente ovunque ci sia uno spazio libero, sia esso un terreno fertile o una piattaforma di cemento. Esistono infatti varie tecniche che permettono di bonificare degli spazi al fine di creare orti urbani.

Qui di seguito è illustrato il piano di collocazione di n.° 3 orti urbani per Cassino. La collocazione è stata ipotizzata in maniera da permettere a tutti gli abitanti dei quartieri della città di poterne usufruire agevolmente. Inoltre la disposizione è stata effettuata tenendo presente della vicinanza di corsi d’acqua e di zone già molto praticate.

 

Le soluzioni possibili per creare orti urbani sono quindi molteplici:

  • recupero di aree urbane dismesse attraverso la creazione di giardini condivis

(situazione attuale)

jjjjj

(vista futura)

 

  • Utilizzo di terreni provinciali o comunali anche in prossimità del fiume

 

  • Riconversione del verde pubblico in orto urbano

 

Orto Sociale a Cassino: perché?

La sensibilità nei confronti delle tematiche legate all’ambiente, alla biodiversità e alla riduzione degli sprechi e la necessità di metterle in pratica è sempre più forte nella nostra quotidianità. Il progetto di coltivare insieme un Orto nasce proprio dall’esigenza di dare maggiore concretezza a questi aspetti, rendendo i partecipanti più consapevoli del loro valore.

Questo progetto vuole essere fonte di ricchezza culturale e sociale/umana per la comunità coinvolta poiché si propone di consentire a chiunque voglia parteciparvi di costruire fattivamente pratiche di sostenibilità agroalimentare, attraverso lo sviluppo di relazioni tra culture diverse unite dalla volontà di raggiungere un obiettivo comune.

L’impegno collettivo può effettivamente dare “i suoi frutti”.

Finalità generali

  • Acquisizione ed accrescimento delle competenze nella gestione della terra e delle pratiche agricole, anche biologiche, nel rispetto degli equilibri dell’ecosistema agricolo locale;
  • Conoscenza/valorizzazione del territorio e della cultura ad esso legata;
  • Ricerca di dimensioni perdute di socialità;
  • Incontro tra culture differenti con l’intento di favorire il dialogo ed il superamento dei pregiudizi e delle diffidenze reciproche;
  • Responsabilizzazione dei soggetti partecipanti a forme di cittadinanza attiva attraverso un’esperienza reale di democrazia diretta;
  • Sinergia tra gli attori non-istituzionali e istituzionali del territorio.

Tali finalità mirano a sensibilizzare i soggetti coinvolti alla partecipazione/appartenenza al territorio ed all’assunzione di responsabilità sociale attraverso la creazione di uno spazio comune sulla base di pratiche assembleari e forme di gestione autonoma della terra.

Questi obiettivi verranno raggiunti attraverso un percorso formativo integrato, basato da un lato sullo scambio teorico e dall’altro sull’applicazione pratica: ciò permetterà di acquisire competenze nel campo dell’agricoltura, anche biologica, scambiarsi conoscenze pregresse e sperimentare meccanismi di cittadinanza attiva e gestione condivisa.

Infine, il progetto rappresenta un’occasione di collaborazione e condivisione tra giovani e meno giovani. E’ auspicabile che attraverso lo scambio di buone pratiche si possa costruire un’idea nuova di comunità basata sui valori della sostenibilità ambientale, del rispetto reciproco e della condivisione.

Obiettivi specifici ed organizzazione

L’idea è quella di gestire in comune la terra per produrre frutta e verdura, magari evitando l’uso di sostanze chimiche. Si vuole tutelare e favorire la biodiversità del luogo attraverso la pratica di tecniche colturali appropriate (rotazione colture, consociazione, difesa biologica, piantumazione siepi, mantenimento e/o realizzazione di siti per fauna locale, ecc.) e attraverso la reintroduzione di antiche varietà locali orticole e frutticole.  

Il progetto comprende due livelli formativi complementari:

  1. una parte teorica, sulle forme di gestione collettiva e autonoma della terra e sulle principali pratiche agricole;
  2. una parte pratica che vedrà i volontari impegnati sul campo nella sperimentazione delle tecniche.

L’intero percorso prevede momenti assembleari continuativi di programmazione ed autovalutazione.

Le attività si protrarranno per dell’intero anno: a partire da febbraio con le lezioni teoriche, proseguendo poi in primavera con la preparazione e la messa a coltura del terreno per arrivare ai mesi estivi ed autunnali con la raccolta e la divisione dei prodotti tra i partecipanti.

Sono previste inoltre la visita ad altre realtà agricole sociali presenti sul territorio.

La semina e la coltivazione della terra seguiranno le modalità stabilite dal gruppo durante le riunioni, così come la raccolta e la destinazione del ricavato, che in nessun caso potrà essere utilizzato a fini di lucro.

Per la gestione di questi orti urbani è previsto un inserimento per n.° 9 unità lavorative.

Meritocrazia Italiana
 
N.B. Ai sensi della legge sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1942 n. 633) si fa espresso divieto di riproduzione dei contenuti del presente articolo da parte di terzi.

 

 

 

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